Casteddu sicsti

Lungometraggi
2020
Sinossi

Casteddu Sicsti è un progetto di documentario lungometraggio che racconta la città di Cagliari sul finire degli anni ‘60, combinando i linguaggi dell’intervista, del foundfootage e in parte della messinscena cinematografica.
Gli anni ’60 sono quelli del piano di rinascita industriale, della grande trasformazione edilizia della città, della costruzione del CEP, e dell’inizio dei lavori per la costruzione del quartiere e dello stadio Sant’Elia. Sono gli anni in cui molti praticano e tutti seguono la boxe, sport secondo solo al calcio, è il periodo che di poco precede l’indimenticabile scudetto del Cagliari. È un periodo dal gusto dolce amaro di un epoca che è sul finire, e alla quale seguirà quella più nera degli anni di
piombo. Animati dai primi club in cui si balla, gli anni ’60, sono quelli su cui si fonda l’attuale volto della città.
Per raccontare questa storia il documentario si muove agilmente fra la contemporaneità del 2017 in cui gli anziani e i testimoni ricordano quegli anni, e le immagini di repertorio. Il film è ambientato infatti in una barberia dello storico quartiere cagliaritano di Villanova, dove una mattina del 2017 si incontrano tre anziani, che furono protagonisti degli anni ’60 (uno di essi è il barbiere). Tra loro anche il giovane ragazzo di bottega, totalmente curioso quanto affascinato dalle foto e dai cimeli appesi in barberia. Sono proprio le domande del più giovane dei quattro a scatenare i loro ricordi. Naturalmente i tre anziani non sono mai completamente d’accordo, e finiscono per differire nei particolari raccontati. Partendo da questi spunti di contrasto il regista sposterà il racconto del film dalla barberia ai luoghi di interesse della città di Cagliari, dove i testimoni-diretti dei fatti, raccontano la storia come realmente la cronaca cittadina ci ha tramandato. In questi passaggi il film diventa un vero è proprio documentario utilizzando il linguaggio dell’intervista.
Le persone da intervistate sono state selezionate in fase di ricerca e scelte per la loro conoscenza dell’argomento che dovranno trattare (per esempio ex campioni di boxe, giocatori del Cagliari Calcio, impresari dello spettacolo dell’epoca). Durante le testimonianze il regista inserirà delle immagini di repertorio della Cagliari di quegli anni. Tutto questo grazie alla collaborazione della Cineteca Sarda, che ha da subito fornito il suo supporto al progetto. Al termine di ogni intervista, il film tornerà nella barberia, luogo per incontrarsi, parlare e ricordare “non si può far molto più di questo mentre il barbiere fa il suo lavoro”.
Questa struttura tra documentario e finzione ci accompagnerà fino alla fine di quella giornata del 2017, quando i quattro protagonisti dopo aver ricordato e discusso chiuderanno la barberia, e andranno verso il Poetto, immaginando di ritrovarlo come ne avevano ricordo, e come in qualche modo è stato evocato nelle immagini di repertorio. Naturalmente il Poetto è cambiato, come tutto. Sarà un momento di nostalgia, ma non di rimpianto: i protagonisti staranno in uno dei moderni baretti, a godersi un aperitivo nell’ora del tramonto, quando l’apparizione di un pallone abbandonato sulle dune sarà la scusa per improvvisare una partita. Per tornare giovani come negli anni ’60.

Scheda film

Produzione

Areavisuale Film

Produzione

In associazione con Terra de Punt, Arvèschida, Assòtziu Babel

Con il sostegno di

Regione Autonoma della Sardegna, Società Umanitaria Cineteca Sarda, Fondazione di Sardegna, Fondazione sardegna Film Commission

Distribuzione

My culture

Premi e riconoscimenti
Cast artistico

Nino Nonnis, Giampaolo Loddo, Giulio Manera e Piero Marcialis

con

Cast tecnico

Lucrezia Degortes

Direttore di produzione

Stefano Cau

Aiuto regia

Luca Manunza

Organizzazione generale

Andrea Cannas

Direzione della fotografia

Davide Dal Padullo

Montaggio

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